Esistono numerosi cliché legati al Medio Oriente, una delle regioni che più di ogni altra è stata, fin dall’antichità, raffigurata attraverso stereotipi e immagini semplificate e/o romanzate. Molti di essi sono stati scalfiti nel corso degli ultimi decenni e in particolare a seguito del ricco dibattito che seguì la pubblicazione di “Orientalism” (1978), il celebre saggio di Edward Said.

Un cliché che ancora oggi mantiene una forte presa, tanto all’interno della regione quanto al di fuori di essa, riguarda il presunto ruolo remissivo o passivo rivestito dalle donne nei principali snodi legati alla storia moderna e contemporanea del Medio Oriente. Ciò è particolarmente vero per quanto concerne i tre contesti che, per ragioni diverse, rappresentano la spina dorsale della regione: l’Egitto, – storicamente il Paese arabo più popoloso e importante – l’Iran, – fulcro dello “sciismo politico” – e la “Terra Santa”, culla delle tre religione monoteiste.

L’articolo che segnaliamo, scritto da Lorenzo Kamel e pubblicato su Ricerche Storiche, analizza, per lo più attraverso fonti in arabo, farsi e inglese, il ruolo delle donne nei tre contesti in oggetto, ponendo particolare attenzione a tre fasi storiche che hanno segnato lo sviluppo dell’intera regione. A questo fine, l’analisi si concentra sul ruolo delle donne iraniane nel periodo che va dalla rivolta del tabacco del 1890 – passando per la Rivoluzione costituzionale persiana del 1905-1911 – fino all’ascesa al potere dello scià Reza Khan (1878-1944): la fase storica in cui si registra la prima forma di resistenza organizzata volta a contrastare tanto l’espansionismo delle potenze occidentali nell’area persiana, quanto, più nello specifico, gli accordi che tali potenze avevano stipulato con le élite locali al fine di garantirsi alcune vantaggiose concessioni. La seconda parte del testo si focalizza sul ruolo delle donne egiziane tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo, con un particolare focus rivolto alle strategie finalizzate a contrastare l’occupazione britannica del Paese. Le conclusioni si soffermano sul successivo impatto regionale di tali processi, rivolgendo una particolare, sia pur concisa, attenzione alla “Terra Santa”. Stando a Manar El-Shorbagy, docente dell’American University del Cairo, “in nessun momento la lotta egiziana per la libertà ha visto le donne nel ruolo di inseguitrici. Non è mai successo che siano stati gli uomini a prendere l’iniziativa e che le donne li abbiano seguiti”. Queste parole rappresentano anche il filo conduttore dell’articolo. Dalla documentazione analizzata emerge infatti in più parti un dato sovente trascurato o minimizzato: molte delle rivoluzioni e delle lotte anti-coloniali che più hanno plasmato lo sviluppo della regione sono state innescate e/o profondamente influenzate da figure di donne locali.

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