L’8 maggio 2026, presso l’Auditorium Filla del Parco della Montagnola di Bologna, si è svolto il simposio internazionale Advancing Mediation in a Multipolar World, promosso da RIMI con il supporto del MAECI.
L’evento ha riunito esperti, rappresentanti istituzionali, ricercatori e professionisti della mediazione internazionale per discutere il ruolo della diplomazia e delle pratiche di peacebuilding in un mondo sempre più multipolare e attraversato da guerre complesse.
Ad aprire i lavori sono stati gli interventi di Anna Lisa Boni, Cecilia Piccioni e Anna Cervi.
WIIS Italy è tra i co-fondatori di RIMI, ed ha contribuito alla promozione del Simposio, portando al centro del dibattito il tema della mediazione inclusiva e l’approccio Women, Peace and Security (WPS), oggi considerato essenziale per la costruzione di processi di pace più efficaci, rappresentativi e sostenibili.
Mediazione internazionale: una sfida politica e operativa
La prima sessione, dedicata al tema Rebooting International Mediation, ha affrontato la necessità di ripensare gli strumenti della mediazione internazionale alla luce delle nuove dinamiche geopolitiche.
Tra i relatori: Lamberto Zannier, Lara Scarpitta e Daniel Gerlach. Il dibattito ha evidenziato l’importanza di rafforzare il coordinamento tra attori istituzionali, società civile e organizzazioni multilaterali, valorizzando al contempo l’approccio inclusivo e la dimensione di genere nei processi di pace.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle politiche Women, Peace and Security (WPS) e Youth, Peace and Security (YPS), considerate sempre più centrali nelle strategie di prevenzione dei conflitti.
Patrimonio culturale, attori locali e innovazione per la pace
La seconda sessione ha esplorato il ruolo del patrimonio culturale, degli attori locali e dei gruppi esclusi nei processi di mediazione. Interventi come quelli di Eva Ziedan e Marika Theros hanno sottolineato come i processi di pace efficaci debbano necessariamente coinvolgere le comunità locali e tenere conto delle dimensioni culturali e sociali dei conflitti.
Nel pomeriggio, il focus si è spostato sull’innovazione tecnologica e la sicurezza umana. Tra i temi affrontati: negoziazione umanitaria, diplomazia digitale e utilizzo delle tecnologie per il peacebuilding. Un confronto che ha visto la partecipazione di esperti internazionali come Michele Giovanardi e Salvatore Vicari.
Un nuovo ruolo per l’Italia?
A chiudere il simposio è stato Simone Ceresa, che ha rilanciato una domanda centrale: può l’Italia assumere un ruolo più incisivo nella mediazione internazionale?La nascita di RIMI sembra indicare proprio questa direzione. In un sistema internazionale caratterizzato da crescente frammentazione, costruire capacità nazionali di mediazione significa non solo investire nella pace, ma anche rafforzare il profilo diplomatico del Paese.
L’ambizione della rete è chiara: fare della mediazione internazionale non un intervento episodico, ma una competenza strategica stabile, capace di mettere in dialogo istituzioni, società civile e organizzazioni internazionali nella costruzione di soluzioni sostenibili ai conflitti contemporanei.
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