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In Colombia, le donne sono state – e continuano a essere – protagoniste nei percorsi di pace. In un paese segnato da decenni di conflitti interni, violenze e disuguaglianze, il loro impegno ha contribuito a costruire istituzioni più forti, comunità più inclusive e processi di riconciliazione più efficaci. Dal ruolo attivo nei negoziati dell’accordo di pace del 2016 con le FARC, alla partecipazione alla stesura del Piano d’Azione Nazionale per l’Agenda “Donne, Pace e Sicurezza” (Women, Peace and Security – WPS), l’esperienza colombiana dimostra che integrare la prospettiva di genere nei processi di pace non è solo un prerequisito fondamentale per garantire un approccio comprensivo e inclusivo alla tutela dei diritti, ma può anche rappresentare un punto di ingresso strategico per integrare riflessioni più ampie sulla trasformazione sostenibile, grazie alle sinergie esistenti tra la WPS e l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.
La Colombia rappresenta un caso studio emblematico in cui è evidente l’interconnessione delle due Agende, poiché, in questo contesto, le donne si sono battute – e continuano a battersi – non solo per istituzioni più forti e per la pace, ma anche per la tutela dell’ambiente e la gestione sostenibile delle risorse. Il loro ruolo non si limita solo alla dimensione della sicurezza, ma molte organizzazioni femminili hanno collegato la pace alla costruzione di comunità resilienti e sostenibili, promuovendo l’accesso equo a servizi, difendendo i territori dalla deforestazione ed estrazione illegale e contribuendo al rafforzamento delle istituzioni democratiche.
Tuttavia, le donne si trovano a portare oneri maggiori sia sul piano politico che su quello climatico, poiché i conflitti e le crisi ambientali incidono in maniera sproporzionata sulle loro vite. In primo luogo, le donne sono state più esposte alle conseguenze della condizione politica del paese. Infatti, in Colombia tensioni interne, violenze e guerriglie hanno segnato profondamente la vita delle cittadine e dei cittadini. Nonostante l’ONU abbia registrato una diminuzione del tasso di criminalità nel 2024, la violenza resta una sfida significativa per lo sviluppo nazionale. Soprusi e maltrattamenti colpiscono soprattutto le donne, le quali non sono solo vittime dirette di violenze che compromettono i loro diritti economici, sessuali e riproduttivi, ma sono anche vittime indirette, costrette a sostenere carichi familiari sproporzionati derivanti dai conflitti e accentuati dal fatto che nell’immaginario collettivo le famiglie e i figli sono responsabilità esclusivamente femminile.[1] In secondo luogo, le conseguenze dei conflitti si intrecciano con la crisi climatica: in alcune regioni del paese, siccità e deforestazione, spesso esacerbate da pratiche estrattive e attività illegali, compromettono l’accesso alle risorse essenziali, alimentando tensioni sociali. Anche in questo contesto le donne subiscono un carico maggiore: sono custodi di saperi indigeni e contribuiscono alla protezione degli ecosistemi, e, nonostante ciò, spesso non hanno accesso alla proprietà della terra o ad alcun tipo di finanziamento, rimanendo più esposte agli impatti delle catastrofi naturali.[2]
Alcune donne però hanno deciso di ribaltare questa condizione: è il caso di Asmupropaz (Asociación de Mujeres Productoras de Esencias de Paz)[3] fondata da donne della regione amazzonica del Caquetá. L’organizzazione ha l’obiettivo di unire la riconciliazione sociale con la tutela dell’ambiente, promuovendo attività di riforestazione, agricoltura sostenibile e alfabetizzazione. Inoltre, è composta non solo da donne ma anche da uomini, dimostrando quanto le alleanze di genere siano fondamentali per la pace e lo sviluppo sostenibile. Tra i risultati più concreti, Asmupropaz ha avviato il progetto “Esencias de la Amazonía para la Paz”, con il sostegno di UN Women, che ha permesso a 47 donne, tra vittime di violenza e firmatarie degli accordi di pace, di avviare attività produttive sostenibili. Attraverso la coltivazione di piante aromatiche e medicinali, queste donne hanno rafforzano la propria autonomia economica, accedendo a nuove opportunità di mercato, contribuendo al sostentamento delle proprie famiglie. Parallelamente, l’uso di pratiche agricole rispettose dell’ambiente contribuisce a rafforzare la resilienza delle comunità locali di fronte al cambiamento climatico. Il caso di Asmupropaz mostra come iniziative nate per affrontare le sfide ambientali e promuovere lo sviluppo sostenibile possano al tempo stesso rafforzare i pilastri dell’Agenda WPS, dimostrando che la partecipazione delle donne alla gestione delle risorse naturali e alla resilienza climatica è anche un percorso verso la pace e la riconciliazione.
Accanto a queste esperienze dal basso, che mostrano come le iniziative di sviluppo sostenibile guidate dalle donne possano rafforzare i pilastri dell’Agenda WPS, si muove anche la dimensione dall’alto. L’inclusione delle donne nei processi politici e negoziali ha infatti generato risultati rilevanti che vanno nella direzione opposta: a partire dal riconoscimento del loro ruolo nell’accordo di pace del 2016, fino alla definizione di Piani d’Azione Nazionali che integrano sempre più anche le sfide della sostenibilità. In questo duplice movimento – dal territorio alle istituzioni e viceversa – emerge con chiarezza l’interconnessione tra l’Agenda WPS e l’Agenda 2030.
Un passaggio importante nella storia colombiana è l’accordo di pace firmato nel 2016 tra il Governo e le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP) non solo perché ha di fatto messo fine a un conflitto che andava avanti da decenni, ma anche per il ruolo attivo e determinante svolto dalle donne colombiane. Nel 2014, a sostegno del processo negoziale, fu istituita la prima sottocommissione di genere all’interno di un processo di pace, con l’obiettivo di garantire l’integrazione della prospettiva di genere nel documento finale, in tutte le sue parti. Dieci anni dopo, numerose organizzazioni femminili colombiane sono riuscite a ottenere l’adozione di un Piano d’Azione Nazionale (NAP) a sostegno dell’Agenda WPS in Colombia. I Piani d’Azione Nazionali sono delle strategie volte all’implementazione della Risoluzione 1325/2000 del Consiglio di Sicurezza ONU nel contesto nazionale, adattate alle specificità del paese. In Colombia, l’elaborazione del piano nazionale ha visto il coinvolgimento di oltre 1.500 donne, provenienti da zone diverse del paese con caratteristiche eterogenee, le quali hanno arricchito la discussione con le loro esperienze e soluzioni pratiche, per una pace duratura, inclusiva e sostenibile. Questo percorso ha reso evidente la possibilità di esplorare sinergie tra Agenda WPS e Agenda 2030: il NAP affronta infatti in modo trasversale le sfide della pace, dell’equità e della sostenibilità, garantendo alle donne un maggiore accesso ai processi decisionali e sostenendo la loro autonomia economica, sia in contesti rurali che urbani. Un esempio significativo è la linea tematica 3 del NAP[4] per il periodo 2024-2034, dedicata alla protezione delle donne vittime di violenza di genere nei territori colpiti dal conflitto armato. Le azioni previste, come campagne di sensibilizzazione, percorsi di formazione e iniziative di divulgazione rivolte alle comunità locali e alle istituzioni, non solo contribuiscono all’attuazione a uno dei pilastri dell’Agenda WPS ma si intrecciano direttamente con l’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5 (Parità di genere) e con l’Obiettivo 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide). Inoltre, l’approccio territoriale adottato dal NAP, che intende valorizzare contesti urbani e rurali specifici, promuovere meccanismi di protezione del territorio contro gruppi armati ed estrattivi e favorire una partecipazione locale attiva, evidenzia come la sostenibilità socio-ambientale sia parte integrante della costruzione di pace. In questo modo, il NAP colombiano mostra come le due Agende possano tradursi in interventi concreti e complementari, capaci di incidere sia sul piano sociale che istituzionale.
In conclusione, il caso della Colombia incarna pienamente non solo lo spirito dell’Agenda WPS, ma anche quello dell’Agenda 2030: non può esistere una società pacifica e con istituzioni solide senza equità e, a loro volta pace ed equità, sono base dello sviluppo. Inoltre, sebbene la Risoluzione 1325 non affronti esplicitamente il cambiamento climatico, le sue raccomandazioni in materia di inclusione e partecipazione possono rafforzare la capacità delle comunità di rispondere in modo integrato e sostenibile a molteplici crisi, ambientali comprese, e l’esperienza di Asmupropaz ne è una dimostrazione concreta.
Integrare sistematicamente le due agende non è un mero esercizio teorico, ma un approccio necessario per affrontare le cause profonde e le conseguenze correlate a conflitti e disuguaglianze, offrendo risposte strutturali che siano durature e inclusive. Giustizia e sostenibilità sono inscindibili e la loro realizzazione richiede un’azione integrata, partecipativa e inclusiva.
Author Bio: Francesca Antonucci coordina la comunicazione istituzionale e le attività presso l’organizzazione Human Rights International Corner (HRIC) e guida il gruppo di lavoro dedicato alle pari opportunità e all’empowerment delle donne del World Food Forum Italy Chapter.
[1] Corporación Sima Mujer, Reparación para las mujeres víctimas de violencia en el conflicto armado.
[2] https://doi.org/10.4060/cc5343en.
[3] https://asmupropaz.com/quienes-somos/
[4] https://wpsfocalpointsnetwork.org/wp-content/uploads/2025/01/articles-397916_recurso_2.pdf
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